Questo è un tema molto doloroso e complesso per chi è nello spettro autistico e zone affini (PAS). Mi ha riguardato, in passato, ma ha riguardato di più persone a me molto vicine.
Esiste il disturbo paranoide di personalità, ma qui parlo di qualcosa che è nell’anticamera. In sostanza credo si tratti di uno stato di PTSD (Post Traumatic Stress Disorder). Il cosiddetto “disturbo post-traumatico da stress” di cui molte persone neurodivergenti, purtroppo, soffrono in maniera costante. Mentre per i neurotipici il PTSD è la conseguenza di qualcosa di grave avvenuto, per le persone autistiche può diventare una costante.
Perché questo?
Perché la persona autistica o PAS vive in uno stato continuo di stress fin dai primi anni di vita, dato che la società è tarata sul funzionamento neurotipico. Le percezioni, la decodificazione della realtà, le relazioni… per una persona nello spettro autistico è tutto diverso, quindi è come crescere in “cattività”.
Questo, anno dopo anno, accumulandosi, può portare a distorcere la realtà e sviluppare un vero e proprio disturbo paranoide (in alcuni casi) e altre comorbidità psichiatriche dovute a diagnosi sbagliate. Ma concentrandosi sul PTSD e la paranoia associata, questo induce la persona che ne soffre a perdere, gradualmente, il contatto con la realtà che la circonda. Si iniziano a vedere, fraintendimento dopo fraintendimento, insidie ovunque, fregature, intenzioni presunte. E si può arrivare a meltdown, reazioni smodate, perdita del controllo e desiderio distruttivo e autolesionista. Non capire, non sentire sicurezza, può mandare il cervello in stato costante di tilt, perennemente attivo e reattivo ad ogni colpo di tosse che ci sembra un messaggio in codice contro di noi.
In sostanza, il non parlare lo stesso linguaggio delle persone intorno a noi, decodificare l’ambiente con maggiore intensità, non comprendere istintivamente il linguaggio non verbale, ma dovendolo acquisire, si finisce per sospettare di tutto. Da adulti, se non si lavora su questi aspetti e non ci si riconosce come neurodivergenti, l’impatto sulla propria vita può essere devastante.
La confusione regna sovrana e il sovraccarico emotivo e cognitivo pure.
Ci si sente come pesci che stanno per morire di asfissia e, quando qualcuno prova davvero ad aiutarci e proteggerci, si finisce per prendersela con l’acqua che ci viene data e non vedere che è una mano tesa verso di noi.
Si arriva a non fidarsi più di nessuno, avere sospetti continui e fare processi sistematici alle intenzioni presunte, senza capire, se non troppo tardi, di essersi sbagliati.
A me sta capitando ora. Io ho vissuto questo stato d’animo anni fa, so cosa vuol dire, so cosa vuol dire anche adesso, in parte. Io ho teso una mano, onestamente, volendo proteggere, ma sono stata fraintesa, di nuovo, e da una persona probabilmente simile a me.
Questa società ci ha reso nemiche, quando siamo una lo specchio dell’altra. E per questo bisogna continuare a parlarne, continuare a dire che non funzioniamo tutti allo stesso modo. Continuare a incoraggiare le persone a studiare se stesse, indagarsi, conoscersi. Perché è fondamentale per non rischiare di perdere chi si è e non trovare più la bussola.
Per questo qui sotto metterò i link ai test di Neuroscapes:
Se avete dei dubbi, fateli. Psicanalizzarsi può fare paura, lo capisco, ma credo sia più spaventoso non avere più il controllo di sé, della propria vita, delle emozioni e del male che si può arrivare a fare a se stessi e agli altri, distruggendo tutto intorno a sé per paura e l’incomprensione costante che si è sentito di vivere da praticamente sempre.
So cosa vuol dire. Ti prego, tu che leggi, ascoltami.
Abituati a non fidarsi più, non si possono cogliere nemmeno le intenzioni oneste, e questo penso sia lacerante più per chi lo vive che per chi lo subisce; perché, in fondo, una persona PAS o autistica “sente” quando davanti a lei qualcosa risuona davvero.
Bisogna “soltanto” abbassare il livello di ansia e per farlo, bisogna imparare a capire come si funziona.




